Non è che non ci sia nulla da dire, se per questa sera sono in camera con un grosso maglione di lana a canticchiare guardando la nebbia che scende. Se non scrivo più qui quello che mi succede. E' solo che in qualche straordinario modo il tempo che ho preferisco godermelo palmo a palmo. Ci saranno mesi per metabolizzare, razionalizzare, ricordare. Fra poco.Di nuovo. Ma questo è adesso, ed è il mio prezioso bambino. Non è che non mi sia mai capitato di godermi appieno le cose, ma c'era sempre quell'entusiasmo, quell'entusiasmo veloce, di fiammata, il picco improvviso, e in qualche mirabolante modo adesso c'è anche quello ma si tratta, più che altro, di questa consapevolezza di un ingranaggio che gira, giorno per giorno, minuto dopo minuto, e questa volta, proprio questa volta, te lo senti fra le dita, che sei anche tu a farlo girare. Non tu da sola: è per questo. Va bene. Mi sento bene. Non è che non stia mai male, non è che non sia mai triste. A volte lo sono. Sarò triste, fra dieci giorni. Sarò triste e mangerò cose stupide e penserò cose stupide e correrò tanto in palestra e resterò in pigiama a guardare foto davanti al pc. Ma poi deciderò di uscire, e berrò vino e respirerò aria in mezzo alla notte,e per un momento non ci sarà nient'altro di cui avrò bisogno, e penserò che va bene. Ancora non so se c'è qualcosa che posso fare, ma so che posso provarci. Per la prima volta, so cos'è giusto. E' davvero giusto. Mi va bene essere triste qualche volta, la tristezza passa; l'importante non è non diventare infelici? La ruota gira, succedono cose. Ho scoperto che se non posso fare quello che credevo di poter fare, posso fare qualcosa che non credevo di poter fare. Ho ricevuto un regalo bello, bello. Un regalo tutto mio. Di quelli che ti fanno sorridere ogni volta che ci pensi. Ho visto e sentito gentaglia che mi mancava, Carla e le nostre novità, e Davide che tuba come un colombo, e Fra che, stolto, quando l'ha conosciuto per un attimo ha provato a dire che il Tomtom è UN fiqo senza specificare che io sono LA fiqa.E Alessia che noi due si rifà il compleanno di coppia. E chissà, forse non ci saranno persone che credevo ci sarebbero state. Perché mi sono ricordata che vedere spesso una persona, vederla per anni, non la rende automaticamente un amico. Che se l'unica volta che puoi alzare il culo al posto mio lo tieni abbassato coi piombi, forse dovrei chiedermi se davvero mi dispiace che tu adesso non sia con me quando piango e quando rido. Perciò non è che, nel bene o nel male, non ci sia nulla. Ma ancora per qualche giorno, io continuo a correre nei corridoi quando nessuno mi vede, e ad essere felice.
Ho scoperto che la mia macchina sa guidare da sola, il che è una fortuna quando da un paio di giorni sei così piena di grovigli che ti rendi conto che stai guidando solo quando è già troppo tardi e stai già, decisamente, guidando. Ho scoperto di avere ancora i miei poteri telepatici quando mi concentro abbastanza a lungo su una persona (il che tuttavia procura anche le conseguenze del punto 1, non sempre così fortunate, tipo quando l'anno scorso sono entrata in un senso vietato e mi sono salvata la vita solo per la grande prontezza di riflessi di chi vinceva sempre a palla guerra). Nel caso specifico i poteri mi si sono manifestati sotto forma di un sogno sfacciatamente premonitore. Ho scoperto che chissenefrega, anche quando c'è il considerevole rischio di fraintendimento intanto io lo dico, e non mi pentirò di averlo detto. Ho anche scoperto che i mesi sono diventati di nuovo lunghi, ma che tuttavia rimarrò qui a contarli perchè è quello che voglio fare.
Ah, e ho scoperto che oggi mia madre ha tentato brutalmente di uccidersi....
Meno 10.. e mi sento bene. Sarà stata la tua voce. Sarà che io, le cose, le guardo; e spesso m'innamoro. Ci sono tante cose che amo. La carta. Mordere. Le rughe. Gli highlanders. Le dita sporche d'inchiostro. Camminare scalza. Le bolle di sapone. L'acqua. Le scatole. Le altalene. I finestrini che non si chiudono. I castori. Mio fratello. Il mojito. Gli errori. Fare l'amore. I cassetti. In questi giorni ho un cassetto vuoto. Anche se provo a riempirlo, anche se ho facce, libri, neon che mi fanno più pallida, grandine e capelli più corti. Dovresti aiutarmi. Una scusa come un'altra per raggiungerti, e aspettare insieme a te la sera; messi così, come viene, direbbe quel beone di Vinicio con la sua voce da storie luride di bettole scassate. Ti confiderò un segreto: quando te ne sei andato la prima volta, credevo di poter star bene anche senza di te. Non mi toglievi ancora dalle mani il cesto della spesa quando si faceva troppo pesante.
So che ci saranno momenti in cui troverò insopportabili i tuoi silenzi, e tu maledirai le mie inquietudini. Non importa. Mi manchi. Mi mancheresti anche se non ti avessi incontrato. Perciò vedi, dovresti tornare. Qui va tutto bene, non voglio interrompere quello che fai perché lo so che è importante, però torna appena puoi. Passami a prendere, come l'altra volta. Salutami e usciamo e raccontami come stai, cos'hai mangiato, se hai ancora freddo la notte. Se ti sentivi stanco, se qualche volta ti fermavi a ricordare. Piccole, stupide cose.
Diciannove. Eravamo a 27 e senza che me ne accorgessi siamo già a 19.. Sarà per questo che stamattina mi sono svegliata e c'era qualcosa sotto ai miei piedi. Allora ho guardato e la nebbia (qualcuno l'ha vista?) rifletteva ancora come uno specchio le stelle della notte. Io ci camminavo sopra. Sopra la nebbia, sopra quelle stelle. Ho pensato di poter arrivare dove volevo, e un po' ci sono stata: sono arrivata al 16 maggio appena trascorso, trascorso come non credevo. Voglio dire, era il 16 maggio, non poteva essere diverso.. cosa avrebbe potuto impedirglielo? Me l'hai impedito tu. Sei stato tu e non ci era mai riuscito nessuno. Ci avevano provato, e invece stavolta, senza che tu sapessi cosa stavi facendo, il 16 è diventato 17 e io non me ne sono accorta. Allora sai, ora che non ho certezze, e non ho te, mi aggrappo a quel 16 maggio mentre aspetto, perché è strano pensare di aver tenuto lontana una persona tutto quel tempo, di aver tenuto lontano te; di non aver visto, per guardare, stimare qualcuno che si dà ai trucchetti da bar, agli scatti d'orgoglio mimetizzati da frequentazioni sociali. Mi fa sentire triste. Allora mi ficco ben dentro a quel 16, a quei primi dieci secondi in cui tutti i miei dubbi, tutte le mie incertezze sono svanite solo per averti guardato negli occhi. Solo per aver detto "ciao".
Canzone del giorno: If I could write - Sam Phillips
Non ricordo che ora fosse, non ricordo se faceva caldo, se stavo in piedi o seduta, in quell’angolo di ufficio. So di aver pensato “Oh no”, perché mi spiaceva per chi venivi a sostituire. Cosa potevamo avere in comune, c’entrare l’uno con l’altra? Io venivo da certe canzoni gridate, abbaiate, stonate..ma in fondo bastava poterle cantare. Venivo da pacchetti da scartare cogli occhi e pensieri lunghi come il mare e prese in giro, e pomeriggi passati a parlare e bottiglie di vino che costavano poco. Venivo da altalene e abitudini bislacche, e fermarsi a guardare la pioggia incespicando a ogni finestra. Da terrazzi troppo grandi e banchi troppo stretti e sigari che sapevano troppo di vaniglia. Venivo dalla mia musica e lettere con un numero infinito di fogli, e venivo da altri amori che, forse, non capivo. Non lo so quando sia cominciato, con le tue polo e le tue spalle ed il tuo modo di guidare. Non lo so dove ho lasciato i miei piccoli dolori, le mie partite di calcetto e i litri di tè. La gioia, la rabbia, le domande fra i denti e le case sugli alberi. Penso stiano in un tubo di plastica portato di corsa, in una serata strana, un certo modo di accordare gli occhi al colore di una maglia. Eppure io avevo i miei gatti che dormivano al sole e le cicale da ascoltare di notte, e quando ti ho incontrato, a dire il vero non ti ho visto. Guardavo da un’altra parte, e così non mi ero accorta che tu avevi visto me. Quanto tempo è passato? Quanto ci ho messo? Io, tirata su ad aquiloni, a bagni a mezzanotte e scatole di carta, pensavo di poterli fermare lì dov’ero, i miei pensieri provvisori.. come un vecchio carillon da far suonare sotto al letto. Non mi ero accorta che tu già capivi, senza farmelo sapere. Perciò vedi, penso sia presto per dirti qualcosa di diverso dagli auguri che ora ti faccio. Io, le parole, non le uso subito. Tu meno di me, quindi capirai se non mi piace chi appende poesie compiaciute alle pareti. E poi chissà che stai facendo, mentre imbratto questa pagina bianca. Chissà cosa porti nelle braccia, cosa tieni negli occhi.
Non ricordo se ci fosse il sole, e quando tornerai sarà già freddo. Ricordo i tuoi dolci da Pamplona, e non me li aspettavo. È per questo. È perché, di tutti i viaggi, di noioso non ne hai avuto nemmeno uno. È perché ad un certo punto hai cominciato a cercarmi, e prima non lo facevi. È per quando i tuoi occhi sono diventati gentili. Per quando mi hai tenuto l’ombrello. Per avermi scaldato le mani quando avevo freddo. Per aver riso alle mie battute. È per l’imperturbabilità, e il coraggio. Per il modo che hai di portare l’orologio. Per avermi scattato quelle foto prima di partire. Per la tua cucina, e per quando ti ho visto spettinato. È per quando hai cantato in macchina con i finestrini abbassati; la prima volta in cui mi hai sfiorato la mano. Il treno preso in un posto diverso. Per i tuoi polsi, i tuoi discorsi, i tuoi bicchieri. È per non avermi mai detto che sbagliavo. Per lo scoiattolo, per quella cena e quel tuo modo di stringere un biglietto. Per avermi fatta ballare. Per le tue scarpe quand’eri piccolo, e il tuo divano. È per aver capito.
Ho il jet-lag nel cervello. Niente a che fare col cervello incinto, fortunatamente.. diciamo che si tratta della sua condizione naturale, ma aggravato! Fatico a mantenerlo ad un livello socialmente accettabile.. ma mi lascia abbastanza spazio per i miei pensieri lunghi.
Credo che alcune persone abbiano una forza straordinaria. Non si tratta di retorica: è che io sono diversa. Viaggio nell'empatia, nell'immediatezza.. e per quanto sia affezionata alla mia perturbabilità, non è semplice da gestire a volte. Non è utile. Ieri ho visto delle foto di bambini, di ciò che sarà la quotidianità del Marinaio moltiplicata per 5000, per 50°C e per la responsabilità di dover gestire un ospedale da campo. Ho trovato delle immagini a cui ho dato una scorsa di alcuni minuti, fino a quando ho dovuto spegnerle per forza, con il fegato grosso e le lacrime agli occhi. La differenza è che io posso anche spegnere, ma per altri non è così. Non è una foto su uno schermo. E allora non puoi non capire quelli che si sporcano le mani per andarci, per provarci. Non puoi pensare di lamentarti per cazzate, o per tre mesi, perché ad un certo punto ti vergogni anche di avere un tavolo su cui fare colazione la mattina. Perché in fondo, se potessi, lì in mezzo ci staresti anche tu. Solo che io non ce l'ho, quella forza. Non ho la forza di non provare a rovesciare le cose. Io sono perturbabile; non so dire: "Il mondo non lo posso cambiare, e il minimo che posso fare è non andare in crisi per questo: devo rimanere lucido per creare qualcosa di concreto lì, anche se piccolo, perché se vai in crisi non risolvi nulla del tutto." Non è retorica. E' che c'è chi sbrocca per cazzate, parla a vanvera e si lamenta col mondo, e chi cambia le cose in silenzio.
Così ho modificato i calcoli. Se 3 mesi non sono 1 mese, li conterò uno alla volta. Perché non farmi abbandonare dal Felicity mode, dal Polly mode, è il minimo che posso fare adesso. Ed è proprio poco, fra l'altro. Un mese alla volta: mancano 27giorni. Perché certe cose, certe persone, è un piacere guadagnarsele. E anche se è scomodo, e anche se è difficile, non c'è confronto. E basta.
Vero che la nostalgia è una maledetta, ti prende alle spalle d'improvviso. Ti viene per cose stupide mentre posti un dialogo sul blog. Per i finestrini che non tornavano su. Per il fare la spesa col cestino. Per un certo modo di sfiorarti. Solo che non è deprimente: non mi è mai capitata una nostalgia felice.. si portava dietro un sacchettino di rimpanti, o un bel baule di malinconia. Invece oggi ho voglia di sorridere, perché io queste cose le ho. Come pensare che il compleanno passerà in silenzio, se non lo scopriranno loro, perché di sicuro non andrà a dirglielo (come probabilmente faremmo io e la mia straordinaria maturità). E non è tanto per questo fatto del compleanno che mi sento felice. E' perché lo so.
Oggi sono andata in stazione in bici.. è stato bello sentirmi addosso l'aria, la gente che passava, le luci diverse in una strada vista non attraverso i vetri della macchina. E' un modo differente di cominciare la giornata. Poi c'è questo fatto che un giorno lo passi con una persona e il giorno dopo è dall'altra parte del mondo. E' sempre la stessa storia, no? Dopo un po' uno dovrebbe fare l'abitudine a questo tipo di cose, abbiamo la velocità e abbiamo i treni e gli aerei ma io ancora mi stranizzo. In un romanzo di Dickens sarei un disadattato. Io sono quella che se in treno una ragazza estrae dalla borsa "Anatomy of a Rose" pensa che si tratti di un poema inglese anziché di un trattato di biologia. Sono anche quella che pensa che a volte, certe cose che cerchi, beh... sia meglio non trovarle. Perché in alcuni casi il bello sta nel doverle cercare: "Itaca ti ha dato il bel viaggio,/ senza di lei mai ti saresti messo/ in viaggio: che cos'altro ti aspetti?", diceva quel saggio uomo che era Kavafis. E io ieri stavo passando per la Valsugana ed ho pensato che c'era questo posto, andando verso Trento, di cui da piccola avevo sentito parlare così tanto che aveva assunto ormai le dimensioni di paese delle meraviglie. Non che fosse chissà che, solo un brutto bar, uno di quelli vecchi, in cui si facevano dei toast; ma i più buoni che i miei genitori avessero mai assaggiato. Ci passavano spesso, quando erano giovani e si fermavano per uno spuntino andando dai parenti. Ed io ho sentito talmente tante volte nominare questo posto che era ormai un posto dell'anima, un cantuccio come lo diventano le persone o i posti che proprio sono tuoi per qualche motivo che vivi, e così quando un paio d'anni fa siamo andati a cercarlo ed abbiamo trovato una moderna bruschetteria, beh... è questo il punto. Perché di cose ne perdi tante e fai l'abitudine anche a questo, però alcune non sono come le altre. E io quando rompo un bicchiere vorrei tenere anche i cocci per ricordare sia quando l'avevo che il momento in cui l'ho rotto. Non qualsiasi bicchiere, chiaro. Quello con le fragoline che hai comprato con un'amica, o quello con i Looney Tunes che usavi da piccola, e volevi solo quello perché era il tuo. Post nostalgico. Immagino ci stesse, oggi è un altro Venticinque, in fondo. Domani andrà meglio.
Canzone del giorno: Fortunate son - Creedence Clearwater Revival
Il mio Esaurimetro sta segnando gradi di esaurimento improponibili, dopo che ho cominciato a dire a voce alta concetti che ero convinta di stare solo pensando, scassinare porte del bagno avendone le chiavi in mano, e salire nelle auto di perfetti sconosciuti. Così, forse è davvero il momento di postare quella benedetta Legenda, tanto per capire a che punto di disfacimento sia il mio McBrain. Partiamo dai concetti: - Felicity mode (o Felicity style): è quella modalità per cui scegli di fare le cose che contano davvero, per cui ti prendi a cuore ciò che fai, ci metti tutta te stessa, perché ci credi. Un "impegnarsi" con qualche sana punta di carpe diem. Un gioioso ed idealista prendere a testate la vita che si rifà al mio animo-Polly (da Pollyanna). I McChicos, per esempio, sono solo un aspetto del F.mode. Si oppone all'House mode, direttamente collegato, invece, al mio essere di quando in quando Nosella, una versione acida e grammaticale del mio tenero, tenero carattere. - Bolle di sapone: antenate sia del Felicity mode che dei McChicos, sono dei film, dei grovigli, delle fiabe che nascono e crescono nella mia testa a proposito di persone che generalmente non conosco ma che amo alla follia. Non sono però le pioniere assolute di questo concetto, in quanto preesistevano i Piedistalli (alcuni fra gli originari: Mio, il Rosso, il Silenzioso, Fratello-blu e Fratello-cappotto) - 25: indica una scelta importante e cruciale che ti spinge brutalmente ad avere a che fare con la realtà. 5250,al contrario, rappresenta la distanza dalla realtà. - Pensieri corti: ciò che proprio la mia testa non riesce a produrre. Si contrappongono ai grovigli come l'antimateria alla materia, perciò se ne avessi probabilmente il mio cervello imploderebbe. - Oceano: il mio antidoto ai grovigli. Non è un luogo, è uno stato d'animo. Bisogna essere vasti e diversi, ma fissi, come il mare. Però la conchiglietta atlantica di Fra aiuta. - Metàmaggio: momento decisivo. Non parte da dentro come il 25, viene dall'esterno e di solito ha valenza positiva, a meno che il McBrain non riesca a trasformarlo in qualcosa di radicalmente diverso. Si tratta della naturale evoluzione del mio portone, dal proverbio "per ogni porta chiusa, la vita ti apre un portone". - Esaurimetro: strumento che misura il grado del cervello del Mcbrain. Attualmente siamo a un buon 65% - Valutazione CL.unei: punteggio che applico all'E.R. in cui lavoro la mattina. Per saperne di più, vedere questo post. - Karma: fato scritto imprescindibilmente nella mia linea della vita, per cui mi capitano cose come: se c'è da dimenticare una pizza al ristorante, quella è la mia. Inciampare sul nulla. Fare molte più figure di merda rispetto alla media degli esseri umani di questo pianeta. Figure e Sventure: sottogruppi del karma. La differenza sta nel fatto che, mentre le prime si devono tutte alla mia bella persona, le seconde mi capitano perchè le attiro semplicemente esistendo. Entrare nella macchina sbagliata è una figura. Risultare simpatica a tutti i matti del mondo è una sventura, oltre a un bel modo di passare il tempo. - Avarie: sostanzialmente, i miei commenti seri sul mondo che mi circonda. Sono un'osservatrice di avarie. Molte hanno a che fare con la politica, e spesso vengono definite "puzza di Pilato". - Mogizzarsi: in certi momenti non puoi fare altro che mettere maglioni giganti e mangiare tanta nutella.. e fa bene! Non è paragonabile all'House mode, perchè puoi mogizzarti senza diventare necessariamente Nosella, che è fastidiosa quanto la pioggerellina che s'infila nelle ossa. - Le Piccole Cose: Ah, la mia vita! Troppo difficile definirle qui, ci tornerò sopra. Crescere con Pollyanna o Il pianeta degli alberi di Natale, per capire. - Gattolettori: sono gli spelacchiati e sparuti lettori di questo blog, che evidentemente non hanno proprio niente da fare ma a cui voglio tanto tanto bene, anche se commentano quasi sempre in privato! :p
Amo i gatti, l'oceano, la rabbia, le ninnananne, i grandi animali che si spaventano o perplimono per
piccoli animali, guardare le persone che passano per la strada, gli highlanders, la carta, i musical, Paperino, le rughe, appiccicare cose alle
pareti, le fiabe, avere le dita sporche d'inchiostro, camminare scalza, le bolle di sapone, camminare, l'eroismo, scrivere, scarabocchiare,
quello che sbrilluccica, l'acqua, l'acqua che si muove, l'acqua da bere, l'acqua che ruggisce, l'acqua che si arrabbia, l'acqua che spaventa,
l'acqua quand'è forte, l'acqua quando vince, il silenzio, i libri, le sopracciglia, la poesia, i gelati alla frutta, Spike, il pane,
albe e tramonti, gli abbracci, il lucernario di max per vedere le stelle, l'ironia, le corde vecchie della mia chitarra, tutto ciò che ha zucchero,
i ricordi, biblioteche e librerie, le differenze, il crystal ball, i miei film mentali, il vento, le vecchie cassette, le parole,
leggere tra le righe, gli amici, le scatole, Dr.House, i fiori, l'argento, dormire, il cartone, la latta, i treni, Felicity, le debolezze nelle
persone, i maglioni giganti, prendere da sola i mezzi pubblici, l'impero romano, immaginare le storie che i passanti si trascinano insieme,
perdermi, l'enigmistica, il profumo dell'erba appena tagliata, le altalene, i palloncini, il violino, la scena della Spada nella Roccia in cui
il lupo spelacchiato prova ad inseguire Semola, la frutta, i pennarelli, Lorelai Gilmore, Paperinik, i miei casini, preparare regali e biglietti,
mio fratello, Angel, il the verde senza zucchero, Spiderman, le cuffie, i folpi, i castori, i bastoni della pioggia, la mia bacchetta magica,
la polvere innamorata negli occhi, le mie bestiole dei pomeriggi, Ombretta, sentire all'improvviso il profumo della crema pre-sole, le mucche,
le papere, la nonna, i pistacchi, gli arcobaleni, fare regali, i pacchetti, il mojito, fare l'amore, Venezia, le persone che non hanno sempre
una ragione per ciò che fanno.
Vorrei conoscere Giorgio Bocca; Tom Waits; Dylan; EM Forster; Guccini; Peter Parker; Sirius Black e Remus Lupin. Babbo Natale.
Odio il caffé, gli errori ortografici, Studio Aperto, Minzolini al TG1,
la slealtà, i midi, il modo di fare impostato, parlare per diminutivi (cià ragà il pa'...), il signor B., la musica tunz tunz,
la musica cuore fiore amore, i giovani scrittori maledetti, il monumento a Padova per l'11/9, il freddo, le occhiaie, la tracotanza,
l'estrema destra alla cieca, l'estrema sinistra alla cieca, le letterine, il menefreghismo dell'Italia per la scuola, l'invidia,
le ostentazioni, le forzature, le pose, le lampade abbronzanti, i gioielli della Brail, il traffico, la notte senza buio, Topolino,
il razzismo, il razzismo al contrario, gli spazi chiusi, il Grande Fratello, la scena della Spada nella Roccia in cui Semola-uccellino
è imprigionato nella capanna di maga magò, l'ipocrisia, gli intingoli, il beige, gli atteggiamenti, i contatti formali. Le persone
che dicono "So come ti senti". Le persone con cui non avevo contatti prima e nel 2006 venivano da me come se fossero sempre stati miei
meravigliosi amici ("Come stai?", e pacca sulla splla). Chi molla le cose perché non sono facili. Chi disprezza le cose perché non sono
ragionevoli. Chi cerca di tenermi ferma davanti ad un obiettivo fotografico. Chi si autodefinisce poeta. Chi si autodefinisce umile.
Alzarmi alle sei. I ragni. Il pensiero lento. Il pensiero rigido. Accorgermi che qualcuno mi fissa per la strada. La meschinità. Chi
non si meraviglia. La prosaicità, ovvero: chi non ha almeno un po' di polvere innamorata negli occhi. Non avere Marta.