Oceans...
my glass mask   
giovedì 20 agosto 2009
Metastasi
Mi arrabbio di meno? Mi arrabbio lo stesso, ma non m'intestardisco come una volta perché, rispetto a una volta, ho qualcosa da proteggere? Perché ho qualcuno di più importante della mia cocciutaggine, qualcuno per cui fare il primo passo?
Continuo a sedermi per terra, a guardare le formiche e parlare col mare. Diciamo che mangio meno caramelle, però ho meno occasioni per comprarle.. beh, e continuo ad avere più amici maschi che femmine, però le amicizie con le ragazze sono ancora le più esclusive. Continuo a fare figure di merda e, a quanto pare, ad attirare i matti del paese.
Ammetto che difficilmente mi alzo dopo le 9, che metto spesso camicie.
Ma anche quando spengo il pc, chiudo il libro, metto giù la penna, anche quando esco a vedere le ore del giorno non mi libero di certe cose. Sono fatta così da quando sono nata o forse è che non si può e basta, loro ti seguono e l'importante è starci sempre un passo avanti, mai uno indietro.
Sono quel tipo che, metaforicamente, riempie sempre troppo il bicchiere, e poi lo rovescia in qualche modo. Esagero. Mi muovo troppo quando mi scattano una foto. Leggo un libro e mi si radica dentro, perché certi libri ce li avevi già dentro, prima di leggerli: dovevi solo vederli. Annuso di più, mastico di più, respiro l'erba e lascio i segni dei miei morsi. Piango per una storia e mi faccio assalire da un piccolo ricordo all'improvviso.
Rido molto, ma rimango anche in quei momenti un brulichio di pensieri ininterrotto; vedo draghi e cavalli nelle nuvole, a volte rompo le dighe. Sono cambiata?
Io sono quel tipo di persona che, se non ci vedremo per sei mesi, accumula momenti felici da usare a distanza. Sono quella dei soprannomi e delle bolle di sapone. Sono cambiata? Sono quella che è meglio non si vesta di bianco perché non sai dove potrebbe appoggiarsi, quella che se prova a dire una bugia le si accende un neon verde sulla fronte, quella che non può mentire coi sentimenti, non può restare per abitudine, non sa fermarsi solo perché è comoda.
Sono cambiata?
Forse sono cambiata. Non puoi pensare di attraversare certe cose, la perdita della persona che faceva più parte della tua vita o il momento in cui metti dolorosamente in discussione tutto quello che hai, come una metastasi, e uscirne indenne. Sarebbe stupido. Non puoi neanche pensare di crescere e uscirne indenne.
Forse, anche, sono sempre stata molte cose. C'erano già. Il problema è quando la persona che avevi accanto voleva che tu fossi solo alcune di queste, quelle piccole, quelle fragili, per non perderti, perchè aveva paura. Sceglierti anziché lasciarti scegliere. Forse il suo modo di proteggerti era in realtà un modo per proteggere se stesso.
Non è facile capire che lasciarti libera è un modo forte di amarti, dopo che ti hanno spiegato per una vita intera che amare fosse tenerti vicina. Ferisce. Però mi piace quello che sono. Mi piace il mio modo di muovermi anziché restare ferma, le sorprese, gli occhi che imparano. Ho dovuto imparare graffiando, piangendo, ho dovuto imparare e non è stato facile. Quale superficialità, egoismo, quale linearità ti permette di rinfacciarmelo?
Io sono quella che continuerà a cercare di fare programmi e poi farà un sacco di casini mentre cerca di rispettarli. Sono quella che guarda i gatti come Alice e tocca emozionata i libri e non importa se lo ero e continuo ad esserlo, non importa se prima non lo ero, o se non lo vedevi, io sono quella che se è innamorata in estate preferisce le gonne, perché se all'improvviso ti viene voglia di fare l'amore, dimenticando chi sei, dove sei--

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martedì 26 maggio 2009
Reveries

"Ne sono uscito indenne" è una frase che non ha nessun senso. Non esiste.
E' una specie di significante senza significato, non passi mai indenne attraverso le cose... Al massimo non te ne accorgi, però è così.

Sarà stato il ramandolo che ieri sera mi ha aiutata a focalizzare questo stato d'animo in mezzo ai mille altri che si litigano il mio possesso in questi giorni. Questi giorni in cui la maggior parte delle persone non capisce perché io non possa essere "semplicemente felice".

E' che non sono indenne.

Nel bene e nel male, non lo sono. A volte ti rimangono addosso cose buone. A volte no, ma non è per forza negativo, perchè ti rende consapevole di ciò che scegli: scegliere di rimanere dopo essertelo chiesto e magari aver anche incespicato, tentennato, sofferto, è diverso dal rimanere senza essertelo mai chiesto. Non voglio essere indenne. Ogni cosa che ti rimane addosso fa di te ciò che sei.
Però cos'è che ti spinge una sera sul tardi ad aprire l'acqua della doccia, spegnere tutte le luci, tenere solo una candela, alzare finché il volume te lo permette una spece di viaggio musicale di Gorecki e rimanere lì sotto a respirare acqua e farti schiaffeggiare la pelle finché non riesci a capire?
E' che un giorno pensi di fare una sauna come le altre volte e trovi un tizio mezzo ubriaco che una settimana dopo proverà a fare il furbo e invece finirai per affezionartici. Un giorno pensi sia uguale al precedente e invece ti rendi conto che sei riuscita a dire quel nome pensando solo alla ragazza che adesso lo porta e non a quella che lo portava prima. Un giorno pensi di non aver più voglia di sopportare certi compromessi e lasci andare. Un giorno capisci che quegli gnomi che stai per lasciare fanno così parte di te che nonostante il sollievo quello che porti è uno stupro, un lutto. E' che ascolti canzoni, conosci persone che ti rovesciano e ti regalano magie, fai pensieri e grovigli, sbucci le ginocchia, trovi una giornata piena di sole e non puoi raccontargliela e pensi che ti manca, inciampi su un'altra piena di sassi e ti chiedi se è giusto che ogni benedetta volta lui ti manchi.
Sul momento non puoi accorgerti che questo ti cambia, che veder passare un aereo e sentirti felice ti cambia, che ti cambia anche il bisogno vano che senti di aggrapparti se non c'è, il modo di guardarti del tuo gatto, la telefonata ricevuta al momento giusto, l'arrancare mentre parli di una pizza per accettare che ognuno vuol bene come può e non come ne avresti bisogno. Ti cambia anche la volta in cui hai riso con qualcuno e ti sei accorta che puoi ridere lo stesso. Quella in cui hai pensato che se avessi fatto la scelta facile ti saresti persa ciò che hai di bello.
Perciò, per favore, adesso che devo far coincidere tutto questo con quello che ero sei mesi prima di averlo, adesso che da un giorno all'altro devo riuscire a metterglielo in tasca sperando che lo accetti, provando, ringhiando, ascoltando, non datemi da bere le stronzate sull'essere semplicemente felice senza pensarci.
Io non sarò mai, mai, una persona indenne.

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giovedì 26 giugno 2008
M di Marinaio
Ho il jet-lag nel cervello.
Niente a che fare col cervello incinto, fortunatamente.. diciamo che si tratta della sua condizione naturale, ma aggravato! Fatico a mantenerlo ad un livello socialmente accettabile.. ma mi lascia abbastanza spazio per i miei pensieri lunghi.

Credo che alcune persone abbiano una forza straordinaria.
Non si tratta di retorica: è che io sono diversa. Viaggio nell'empatia, nell'immediatezza.. e per quanto sia affezionata alla mia perturbabilità, non è semplice da gestire a volte. Non è utile. Ieri ho visto delle foto di bambini, di ciò che sarà la quotidianità del Marinaio moltiplicata per 5000, per 50°C e per la responsabilità di dover gestire un ospedale da campo. Ho trovato delle immagini a cui ho dato una scorsa di alcuni minuti, fino a quando ho dovuto spegnerle per forza, con il fegato grosso e le lacrime agli occhi.
La differenza è che io posso anche spegnere, ma per altri non è così. Non è una foto su uno schermo. E allora non puoi non capire quelli che si sporcano le mani per andarci, per provarci. Non puoi pensare di lamentarti per cazzate, o per tre mesi, perché ad un certo punto ti vergogni anche di avere un tavolo su cui fare colazione la mattina. Perché in fondo, se potessi, lì in mezzo ci staresti anche tu.
Solo che io non ce l'ho, quella forza. Non ho la forza di non provare a rovesciare le cose. Io sono perturbabile; non so dire: "Il mondo non lo posso cambiare, e il minimo che posso fare è non andare in crisi per questo: devo rimanere lucido per creare qualcosa di concreto lì, anche se piccolo, perché se vai in crisi non risolvi nulla del tutto."
Non è retorica. E' che c'è chi sbrocca per cazzate, parla a vanvera e si lamenta col mondo, e chi cambia le cose in silenzio.


Così ho modificato i calcoli. Se 3 mesi non sono 1 mese, li conterò uno alla volta. Perché non farmi abbandonare dal Felicity mode, dal Polly mode, è il minimo che posso fare adesso. Ed è proprio poco, fra l'altro.
Un mese alla volta: mancano 27 giorni. Perché certe cose, certe persone, è un piacere guadagnarsele. E anche se è scomodo, e anche se è difficile, non c'è confronto.
E basta.

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posted by sand @ 12:26:00   0 comments
About Me

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Discover U2!

Amo i gatti, l'oceano, la rabbia, le ninnananne, i grandi animali che si spaventano o perplimono per piccoli animali, guardare le persone che passano per la strada, gli highlanders, la carta, i musical, Paperino, le rughe, appiccicare cose alle pareti, le fiabe, avere le dita sporche d'inchiostro, camminare scalza, le bolle di sapone, camminare, l'eroismo, scrivere, scarabocchiare, quello che sbrilluccica, l'acqua, l'acqua che si muove, l'acqua da bere, l'acqua che ruggisce, l'acqua che si arrabbia, l'acqua che spaventa, l'acqua quand'è forte, l'acqua quando vince, il silenzio, i libri, le sopracciglia, la poesia, i gelati alla frutta, Spike, il pane, albe e tramonti, gli abbracci, il lucernario di max per vedere le stelle, l'ironia, le corde vecchie della mia chitarra, tutto ciò che ha zucchero, i ricordi, biblioteche e librerie, le differenze, il crystal ball, i miei film mentali, il vento, le vecchie cassette, le parole, leggere tra le righe, gli amici, le scatole, Dr.House, i fiori, l'argento, dormire, il cartone, la latta, i treni, Felicity, le debolezze nelle persone, i maglioni giganti, prendere da sola i mezzi pubblici, l'impero romano, immaginare le storie che i passanti si trascinano insieme, perdermi, l'enigmistica, il profumo dell'erba appena tagliata, le altalene, i palloncini, il violino, la scena della Spada nella Roccia in cui il lupo spelacchiato prova ad inseguire Semola, la frutta, i pennarelli, Lorelai Gilmore, Paperinik, i miei casini, preparare regali e biglietti, mio fratello, Angel, il the verde senza zucchero, Spiderman, le cuffie, i folpi, i castori, i bastoni della pioggia, la mia bacchetta magica, la polvere innamorata negli occhi, le mie bestiole dei pomeriggi, Ombretta, sentire all'improvviso il profumo della crema pre-sole, le mucche, le papere, la nonna, i pistacchi, gli arcobaleni, fare regali, i pacchetti, il mojito, fare l'amore, Venezia, le persone che non hanno sempre una ragione per ciò che fanno.


Vorrei conoscere Giorgio Bocca; Tom Waits; Dylan; EM Forster; Guccini; Peter Parker; Sirius Black e Remus Lupin. Babbo Natale.


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Odio il caffé, gli errori ortografici, Studio Aperto, Minzolini al TG1, la slealtà, i midi, il modo di fare impostato, parlare per diminutivi (cià ragà il pa'...), il signor B., la musica tunz tunz, la musica cuore fiore amore, i giovani scrittori maledetti, il monumento a Padova per l'11/9, il freddo, le occhiaie, la tracotanza, l'estrema destra alla cieca, l'estrema sinistra alla cieca, le letterine, il menefreghismo dell'Italia per la scuola, l'invidia, le ostentazioni, le forzature, le pose, le lampade abbronzanti, i gioielli della Brail, il traffico, la notte senza buio, Topolino, il razzismo, il razzismo al contrario, gli spazi chiusi, il Grande Fratello, la scena della Spada nella Roccia in cui Semola-uccellino è imprigionato nella capanna di maga magò, l'ipocrisia, gli intingoli, il beige, gli atteggiamenti, i contatti formali. Le persone che dicono "So come ti senti". Le persone con cui non avevo contatti prima e nel 2006 venivano da me come se fossero sempre stati miei meravigliosi amici ("Come stai?", e pacca sulla splla). Chi molla le cose perché non sono facili. Chi disprezza le cose perché non sono ragionevoli. Chi cerca di tenermi ferma davanti ad un obiettivo fotografico. Chi si autodefinisce poeta. Chi si autodefinisce umile. Alzarmi alle sei. I ragni. Il pensiero lento. Il pensiero rigido. Accorgermi che qualcuno mi fissa per la strada. La meschinità. Chi non si meraviglia. La prosaicità, ovvero: chi non ha almeno un po' di polvere innamorata negli occhi. Non avere Marta.


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