Mi è rimasto impresso quel ragno gigante che ho sognato ieri notte, era grande e giallo, neanche cattivo - ma ragno, e grande e giallo e ballava il tip-tap vicino ai miei piedi. Mi sono svegliata e mi è rimasto impresso quello, che era la parte finale del sogno. Nel sogno Marta ed io volevamo andare al cinema, c'era un cinema nel mio sogno a Cittadella, poi Cittadella non era davvero Cittadella, sembrava un paese di mare, coi negozi aperti sulla strada e le case basse, con le strade larghe dall'asfalto chiaro e i pini marittimi. Noi ci muovevamo in macchina, io con la mia e lei dietro con la sua e io che mettevo in anticipo le frecce perché potesse seguirmi; mi rendo conto che lei non aveva davvero una macchina, non so come si muovesse. Ovviamente ci siamo perse. Abbiamo vagato per un po' prima di capire che la strada per il cinema passava (questa volta a piedi) in mezzo ad un ristorantino all'aperto, pieno di palme e di felci e completamente buio a parte per alcune luci colorate appese ai rami, rosse, verdi, blu. Se esistesse quel posticino sarei sempre lì. Poi è arrivato questo ragno. Mentre parlavamo col proprietario, perché si sa, quando si è con Marta si finisce sempre per attaccare bottone con la gente. E mi sono svegliata e sono rimasta un sacco di tempo stranizzata da questa cosa del ragno, finchè non mi sono resa conto che la parte strana non era lui, era Marta, e io invece sono ancora così abituata alla sua presenza che non me ne sono resa conto fino al pomeriggio, quando per poco non le ho telefonato per raccontarglielo.
Oggi ho lasciato la macchina aperta, il che non costituirebbe niente di nuovo nell'ultima settimana se non per il particolare che l'ho lasciata aperta con le chiavi inserite. Ho anche trovato un ragno salterino nella borsa. Cercando di mimetizzare il panico per evitare il ricovero coatto al reparto di fianco sono silenziosamente strisciata in cerca della segretaria scoprendo non solo che si era allontanata nel momento del bisogno, ma anche che nel momento del bisogno il corridoio pullulava di informatori in attesa del boss, cosa che impediva ogni mia più sacra e sincera reazione in stile fiamma ossidrica. Il metodo escogitato per liberarmi della terrorifica presenza è assolutamente non raccontabile, anche contando che nel frattempo McBesame mi inviava simpatiche foto di begli uomini ignudi. La parte più inquietante però, è:
(due giorni prima) Ped M: Novella, mi servirebbero i bei cartelloni che aveva preparato perché dovrei riutilizzarli; passerò mercoledì, me li fa trovare in studio per favore? N: certamente!
(un giorno prima) N cerca i cartelloni. N cerca ancora i cartelloni. N non trova i cartelloni. N fruga ovunque per i cartelloni. N chiede dove abbiano messo i cartelloni. N annuisce convinta all'ipotesi che Ped M se li fosse portati a Cittadella, e decide di parlargliene. (il giorno) N: Ped M, volevo dirle a proposito dei cartelloni.. Ped M: Ah già, grazie mille, li ho trovati nello studio stamattina dove avevamo detto! N: ... Ped M: Sono tutti e due, vero? N: ...ahm... certo... Ped M: Bene. N: Se vuole ricontrollo; così, per essere scrupolosi. Ped M: Grazie, è molto gentile! N: eheheheheheheheheheheheheh...
Mentre cammino col mio solito passo-giaguaro (quello vero, non il romano...) nel corridoio principale dell'ospedale vedo un bellissimo giovane medico che somiglia tanto ad un mio antico amore; il medico in questione mi sorride, io mi distraggo chiedendomi se sia lui e nell'emozione lancio in aria le chiavi che tenevo in mano rischiando di vincere le olimpiadi del massacro, essendo quella la zona più frequentata in assoluto. Le chiavi percorrono tutto il corridoio con ampia parabola, per fortuna senza mietere vittime. Io, per sottrarmi ai fan, nella confusione apro la porta dell'ufficio sbagliato, dove c'è un nano - che, fra l'altro, non vedo, rimanendo così con aria stupita a guardarmi intorno per svariati minuti ricercando una presenza umana. Quando esco il medico è ancora lì che mi sorride. Ne deduco che o ha una semiparesi facciale o la mia dignità in questo posto se n'è appena andata per sempre.
Scena n.2 - un bar del centro cittadella alle 17 di domenica pomeriggio
Elenini, mentre discute con grande dignità dei suoi progetti lavorativi, si porta una mano alla testa perché le sembra di avere qualcosa e, quando sente che questo qualcosa ha delle zampe, istintivamente e giustamente lo prende e lo lancia verso di me. Io, che non ho fatto in tempo a vedere di cosa si trattasse ma solo che qualcosa con le zampe si è appena aggrappato con un balzo al mio vestito, temendo la formidabile spider-minaccia mi alzo in piedi lanciando lontano la sedia e strillando con il tono di voce che si ispira sempre più a quello di katia ricciarelli "Cosa cavolo mi hai tirato addossooo!!" (le "o" aggiuntive sono per l'acuto finale). Comunque era una vespa. E comunque l'intero bar, simpatico proprietario compreso, era lì che ci fissava ammutolito.
N.B.Oggi un altro nano è passato a salutarmi. O si passano parola, oppure è davvero Natale..
Amo i gatti, l'oceano, la rabbia, le ninnananne, i grandi animali che si spaventano o perplimono per
piccoli animali, guardare le persone che passano per la strada, gli highlanders, la carta, i musical, Paperino, le rughe, appiccicare cose alle
pareti, le fiabe, avere le dita sporche d'inchiostro, camminare scalza, le bolle di sapone, camminare, l'eroismo, scrivere, scarabocchiare,
quello che sbrilluccica, l'acqua, l'acqua che si muove, l'acqua da bere, l'acqua che ruggisce, l'acqua che si arrabbia, l'acqua che spaventa,
l'acqua quand'è forte, l'acqua quando vince, il silenzio, i libri, le sopracciglia, la poesia, i gelati alla frutta, Spike, il pane,
albe e tramonti, gli abbracci, il lucernario di max per vedere le stelle, l'ironia, le corde vecchie della mia chitarra, tutto ciò che ha zucchero,
i ricordi, biblioteche e librerie, le differenze, il crystal ball, i miei film mentali, il vento, le vecchie cassette, le parole,
leggere tra le righe, gli amici, le scatole, Dr.House, i fiori, l'argento, dormire, il cartone, la latta, i treni, Felicity, le debolezze nelle
persone, i maglioni giganti, prendere da sola i mezzi pubblici, l'impero romano, immaginare le storie che i passanti si trascinano insieme,
perdermi, l'enigmistica, il profumo dell'erba appena tagliata, le altalene, i palloncini, il violino, la scena della Spada nella Roccia in cui
il lupo spelacchiato prova ad inseguire Semola, la frutta, i pennarelli, Lorelai Gilmore, Paperinik, i miei casini, preparare regali e biglietti,
mio fratello, Angel, il the verde senza zucchero, Spiderman, le cuffie, i folpi, i castori, i bastoni della pioggia, la mia bacchetta magica,
la polvere innamorata negli occhi, le mie bestiole dei pomeriggi, Ombretta, sentire all'improvviso il profumo della crema pre-sole, le mucche,
le papere, la nonna, i pistacchi, gli arcobaleni, fare regali, i pacchetti, il mojito, fare l'amore, Venezia, le persone che non hanno sempre
una ragione per ciò che fanno.
Vorrei conoscere Giorgio Bocca; Tom Waits; Dylan; EM Forster; Guccini; Peter Parker; Sirius Black e Remus Lupin. Babbo Natale.
Odio il caffé, gli errori ortografici, Studio Aperto, Minzolini al TG1,
la slealtà, i midi, il modo di fare impostato, parlare per diminutivi (cià ragà il pa'...), il signor B., la musica tunz tunz,
la musica cuore fiore amore, i giovani scrittori maledetti, il monumento a Padova per l'11/9, il freddo, le occhiaie, la tracotanza,
l'estrema destra alla cieca, l'estrema sinistra alla cieca, le letterine, il menefreghismo dell'Italia per la scuola, l'invidia,
le ostentazioni, le forzature, le pose, le lampade abbronzanti, i gioielli della Brail, il traffico, la notte senza buio, Topolino,
il razzismo, il razzismo al contrario, gli spazi chiusi, il Grande Fratello, la scena della Spada nella Roccia in cui Semola-uccellino
è imprigionato nella capanna di maga magò, l'ipocrisia, gli intingoli, il beige, gli atteggiamenti, i contatti formali. Le persone
che dicono "So come ti senti". Le persone con cui non avevo contatti prima e nel 2006 venivano da me come se fossero sempre stati miei
meravigliosi amici ("Come stai?", e pacca sulla splla). Chi molla le cose perché non sono facili. Chi disprezza le cose perché non sono
ragionevoli. Chi cerca di tenermi ferma davanti ad un obiettivo fotografico. Chi si autodefinisce poeta. Chi si autodefinisce umile.
Alzarmi alle sei. I ragni. Il pensiero lento. Il pensiero rigido. Accorgermi che qualcuno mi fissa per la strada. La meschinità. Chi
non si meraviglia. La prosaicità, ovvero: chi non ha almeno un po' di polvere innamorata negli occhi. Non avere Marta.