Oceans...
my glass mask   
lunedì 9 novembre 2009
C'è tempo

Dicono che c'è un tempo per seminare

e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri

un momento che era meglio partire

e quella volta che noi due era meglio parlarci.


C'è un tempo perfetto per fare silenzio

guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo,
c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai accanto a te
nuovamente
mano alla mano che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

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posted by sand @ 15.35.00   0 comments
domenica 8 novembre 2009
THE CHEAP PARADE

...and the winner is:

per la categoria "Il cielo in una stanza"
La sauna in 4 che, nonostante gli altri 3 siano dei baldi giovini (per lo più sconosciuti, a parte il sosia di dadù che da quel momento inizia a considerarmi causa dei mali sulla terra), diventa una specie di salone da parrucchiera a proposito di Vaniglia.


per la categoria "We are the champions"

La sottoscritta che, perdendo le staffe dopo un anno che tenta di venire a capo di un esame con un prof, contatta 3/4 della facoltà con il tono raggelante di Leroy Jethro Gibbs quando gli manca il caffè, tanto che il giorno dopo è il prof stesso a chiamarla a casa per risolvere la situazione.

per la categoria "Serenata rap"

L'influsso di una settimana a 3 ore di sonno per notte che mi ha portata a invitare dislessicamente Raven alla fiera del Cremone a Torrona........

per la categoria "La macchina del capo"

McSc che, irritatissimo per tutti quei ritardi dei partecipanti al corso, prendendo il foglio che gli porgo con tono sinistro mi domanda: "Ma Novella, se io evito di firmare questa carta loro restano tutti senza pranzo?", mentre un inquietante lampo soddisfatto gli illumina gli occhi.

per la categoria "Il battito animale"
Liquirizia e Sugar che finiscono su Due cuori e una gatta; Nonna Bruschetta che diventa la star incontrastata della nostra pet therapy; Ombretta che ricomincia a scambiare ogni partita di calcetto per scene di violenza familiare, accorrendo con aria preoccupata e miagolante.


per la categoria "Non ho l'età"

Dopo una serata passata a ripetere endemicamente a turno "Ora vado che è tardi e domani mi alzo alle 5" ricominciando subito dopo a chiacchierare fino alle 2.00, braghy che il giorno dopo in palestra viene a domandarmi se ho altri 15 minuti di autonomia o mi deve portare un tramezzino.

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sabato 7 novembre 2009
Il tavolo degli incontri

Sono passata di fronte al bar in una domenica mattina inaspettatamente calda; il bar era un po' squallido e svagato, forse anche sporco, con due o tre vecchi al tavolo di fuori che discutevano, imprecavano, giocavano a carte.
Una volta i bar erano punti d'incontro, mica di passaggio. Ci andavi anche da solo perchè sapevi chi avresti trovato: ogni bar aveva le sue abitudini, le sue persone, le sue sigarette. Per ogni persona c'erano i bar e c'era "il" bar. Avevi "il" bar. Avevi "la" compagnia. Avevi punti di riferimento, un'identità e invece adesso gli incontri sono frettolosi oppure telematici, non conosci gli altri nemmeno dopo dieci anni che li incroci sul portone di casa e ti sbrighi a trovare le chiavi.

Così, succede che sia il caso ad avvicinarti alle persone. Ad uno sconosciuto.

Ad un ragazzino che sti sta discretamente sulle scatole perchè ti infastidisce ogni giorno in stazione, e invece quel giorno, proprio quel giorno siete seduti vicini in silenzio e ognuno dei due guarda verso una direzione diversa, tu fissi i tacchi della signora che scivola sul marciapiede bagnato e poi quell'annuncio, quell'annuncio stranissimo vi fa sobbalzare allo stesso modo e scambiare uno sguardo che, per un secondo, vi scava dentro e lascia esposti i pensieri.

Ad una ragazza che non avevi nemmeno notato entrando nello spogliatoio, che all'improvviso lascia andare un gemito e ti confida d'impulso che le hanno rubato una sciarpa, quella sciarpa che le era tanto cara, che non costava molto ma le era cara nei ricordi, nelle giornate fredde, nelle chiacchiere e ti racconta tutte queste cose con una inspiegabile fiducia negli occhi sgranati e tu la vedi, la vedi mentre la compra, mentre sorride al pittore giovane di strada, mentre corre sotto la pioggia o conosce il ragazzo dell'aula accanto con quella sciarpa addosso.
A qualcuno con cui chiacchieri ogni giorno ma parli molto meno, qualcuno che ti piace ma che hai sempre lasciato nel suo mondo così come lui ti ha lasciata nel tuo, qualcuno di estremamente forte nel modo di porsi che chissà perchè, per cosa, un giorno tra una parola e l'altra senza guardarti ti confida quella sua inattesa debolezza, mentre ti sentivi al sicuro ti afferra e ti trascina al centro della sua intimità lasciandoti spiazzata, felice, confusa.

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posted by sand @ 15.47.00   0 comments
Incespicanze (4/4)
Montaigne diceva, con sapienza e bellezza che fanno mangiare la polvere al piccolo principe, che bisogna portare il pensiero della morte come i signori della sua epoca portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l'uccello cacciatore a vivere insieme e prendere dimestichezza l'uno dell'altro.
Credo che in questi anni tu sia stata il mio falcone.
Ti ho portata sulla spalla, ho portato con me ogni giorno ciò che ti era successo, che ci era successo (ché gli incidenti non lasciano mai una vittima sola, non strappano mai una sola vita alla volta).
Mi dispiace se non ti sono più venuta a trovare; per 4 anni ho congelato quella nostra vita per tenerla ancora con me. Le amicizie, gli impegni, i luoghi: qualcosa si è frapposto tra me e loro, tra me e le persone da vedere, tra me e l'università da finire, qualcosa che non ho mai voluto combattere perchè avrebbe significato combattere te.
E poi un giorno, senza pensarci, era un giorno di colore blu ed io ho preso la macchina per venire a trovarti.
Ti ricordi come la pensavamo, "è stato meglio perderci che non esserci mai incontrati".

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posted by sand @ 15.27.00   0 comments
Incespicanze (3/4)

La bambina ha gli occhi neri di fuliggine, l’aria quieta e impolverata di chi non è curata abbastanza: non è l’aspetto, è il modo di muoversi, di guardarti in tralice e percepire subito le cose.
Non posso seguirla tutto il tempo ma lei non me lo chiede, non se lo aspetta. Mi chiede soltanto, mentre ci sono, di prenderla: prendere quello che mi dà, i suoi racconti, il suo tempo, le sue confidenze. Di prendere i suoi pastelli per disegnare con lei, sperando che io faccia un disegno migliore del suo perché, fosse solo per un’ora, ha bisogno di qualcuno di migliore.
Non è facile dare, lasciare che qualcuno si appoggi, perché prima devi essere e se il tuo essere in quel momento è un'incespicanza... be', devi ritrovare il passo.
Ho conosciuto persone che usavano sempre troppi paroloni, e poi? Vedi delle foto di una persona a distanza di tempo e la ritrovi uguale a prima: le stesse righe nei maglioni, le stesse espressioni, gli stessi capelli. Le stesse pose nelle foto con la nuova ragazza di quelle che aveva con la precedente. Com’è possibile restare uguali, restare immobili? Tanta misera linearità, com'è possibile che si convinca di avere qualcosa da dare, di poter amare? Come puoi passare attraverso le cose che ti succedono così indenne?
Anche il ragazzo due giorni fa in palestra aveva paura di qualcosa. Quello che correva più veloce di me, nella stanza rossa piena di specchi e riusciva ad essere bello anche sotto la luce impietosamente artificiale. Correva come se scappasse da qualcosa, senza il tempo di fermarsi a ciarlare, sbuffando per immagazzinare aria.
Ma va bene la paura. Significa che ti accorgi.
Allora mi sono fermata, ho respirato.
Ho iniziato a scegliere ogni giorno un colore diverso per la mia giornata: i vestiti, il trucco, l’umore sono diventati viola, verdi, blu.
Ho comprato una sciarpa che fa quasi da maglione, perché se una cosa che il Tomtom aspetta sono quei brulè con cui scaldarsi nel freddo pungente dell’inverno che troverà al suo ritorno, posso dargliela. Anche se è una cosa piccola. Anche se il gelo mi terrorizza. Perché se lui non fa parte della mia quotidianità, allora comprerò una sciarpa e farò parte della sua.
E poi, poi ho pensato che erano passati 4 anni.

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posted by sand @ 14.55.00   0 comments
Incespicanze (2/4)

Sono passati quasi 4 anni dal 17 maggio, ma il 17 maggio è una di quelle date che raccolgono metodicamente nel loro paniere tutti gli sbagli di una vita: puoi biasimarmi se non ti vengo a trovare?
Da quando ti hanno sistemata speculare a Giulia, con la croce attorcigliata in ferro battuto e il libro e l’erbetta, non sono venuta nemmeno una volta.
Poi sono arrivati i sogni.
Quegli 8 kg di cui mi accorgevo all'improvviso, e l’aspetto sconcertante che non erano i kg ma l’essere stata colta così strabiliantemente alle spalle.
Nel secondo sogno c’era il Tomtom ed era un sogno molto bello, ma quando mi sono svegliata ho notato qualcosa di strano.
Mia zia, quella che mi irrita spesso dando consigli non richiesti e opinioni sulle mie scelte personali, tra un sogno e l'altro si è impicciata ancora, ma con un’aria nuova, molto triste; pensava ai viaggi del Tomtom e rifletteva sul fatto che sembravo aver perso il mio entusiasmo, ma che una novella senza entusiasmo non è più una novella, e così ero sicura di voler perdere i momenti che avrebbero dovuto essere i più belli? perché non era giusto, non avrei riavuto indietro quella gioia di provare e stare insieme e fare progetti.
Allora mi sono ricordata. Come capita nei sogni, la stonatura che avevo percepito al risveglio stava nel fatto che il Tomtotm non era “proprio” il Tomtotm, era lui ma era anche qualcun altro… qualcuno di più familiare.
Più familiare.
L'ho pensato e mi sono venuti i brividi, perché per quanto sia importante per me, lui ogni volta esce dalla mia vita e succede che nei sogni si confonda con un qualunque palestrante che vedo spesso e che per questo motivo fa parte della mia quotidianità più della persona con cui sto, con cui dovrei stare: perché fa parte delle mie giornate.
Ogni volta che raggiungi l’aeroporto, dopo il check-in, dopo esserti liberato di tutti i bagagli, per un secondo, per un unico, debole secondo, ti volti mai indietro prima di salire?

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posted by sand @ 14.44.00   0 comments
Incespicanze (1/4)
Il mio gatto ha gli occhi d’oro e mi fissa. Ha gli occhi grandi, bistrati di un kajal indelebile e felino, e quando mi fissa così a lungo ha delle rivelazioni da farmi su me stessa con la sua consapevolezza di meticcio.
Ci sono cose che non esistono più, le lucciole d’estate e le acacie del giardino di Matteo. E poi le cabilne telefoniche: le vedi smagrite in mezzo alla nebbia autunnale e pensi, dove vanno le cabine telefoniche quando non servono? Che fine hanno fatto i gettoni?
Ci sono cose che si perdono e, forse, non puoi più recuperare.
Mi piace quando è estate e la sera saliamo a cenare in qualche posticino scovato in collina, così poi nessuno dei due ha più voglia di scendere. Ma ogni volta che vai via perdo la capacità di guardarti, e dormire insieme a te: quanto mi ci vorrà per riconquistarla?
Fa troppo freddo; il mare è lontano e le rondini troppo poche. Le gocce di pioggia si ingrossano: sotto la pioggia mi manchi molto.

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posted by sand @ 14.37.00   0 comments
venerdì 30 ottobre 2009
THE CHEAP PARADE



...and the winner is...


Per la categoria “Donna Felicità”
La cameriera del Vesuvio, onesta pizzeria dotata di insegna fluo anni ‘80 e personale tanto affabile e cordiale da farti pensare che sia stato addestrato nel bootcamp personale di Van Helsing. La suddetta, in particolare, avendo preso in simpatia il Babu, quando lui le fa notare la sacrilega scarsità di salsa rosa, lo guarda, poi per tre interi secondi lascia spazio solo ad un perfido sorriso prima di prorompere in un beato: “LO SO!” 


Per la categoria “Con te partirò”
L’appuntamento con Manuel+Salvietta ad un non ben noto Pam di Vicenza a cui io e il Babu ci stiamo recando, cercando inutilmente con lo sguardo insegne di Pam per svariati chilometri prima di scoprire che, a Vicenza, le insegne dei Pam hanno dei colori inspiegabilmente diversi dal resto dei Pam del mondo e facendoci raggiungere dal dubbio solo nel momento in cui, superato il Pam d’incontro di circa 5km, gli unici cartelli disponibili dopo una rotonda sono “Torri di Quartesolo” a sinistra e “autostrada” a destra, motivo per cui iniziamo a girare a tondo nella rotonda senza più uscirne, attendendo che la forza centrifuga ci riduca in polvere.


Per la categoria “Cervo a primavera”
Il ragno radioattivo fosforescente che, grande quanto un cesna, occupa metà del mio giardino ma che, secondo mia madre, è intoccabile in quanto le paga l’affitto tutti i primi martedì del mese. 



Per la categoria “Guarda come dondolo”
Fra che con grande sprezzo del pericolo (e dei suoi polmoni di fumatore) si avventura da solo nelle gabbie. E quando dico da solo intendo da solo: nessuno nella sua gabbia, nessuno nelle altre gabbie, nessuno nelle giostre intorno. Tanto da guadagnare, dopo i primi 5 minuti di tentativi frustrati (e documentati), l’incoraggiamento di tutti i giostrai muniti di microfono del circondario.


Per la categoria “L’emozione non ha voce”
Il Tomtom che prova a chiamarmi ma la ricezione è talmente pessima che ad un certo punto, sentendo dei rumori confusi, gli domando cosa stia facendo e mi risponde che è in piedi sul tetto della jeep per provare eroicamente a fare da antenna umana.


Per la categoria “Profondo rosso”
E cioè la battuta più orrenda della settimana...

...Niente da fare, non ce la faccio a scriverla, non posso, è troppo orrenda. 
Comunque ha vinto 31.

Per la categoria “Billie Jean”
La mia sagacia ninja che mi porta ad inciampare sul mio stesso piede e, di tutte le cose che conteneva la mia borsa, far cadere proprio le pillole anticoncezionali sulle estremità di una delle chiarissime neonatologhe con cui lavoro da alcuni mesi a distanza per la preparazione di un progetto sul supporto emotivo e professionale alle nascite pretermine e che ho finalmente incontrato di persona. 


Per la categoria “Diavolo in me”
Il prolungamento dei dialoghi con il Losco Figuro Palestrante…
LFP: Ok, per non creare problemi glielo dirò, che non ho ANCORA fatto niente
con te.
N: Pestifero… 


Per la categoria “Non è Francesca”
LA MOSCA che, con profondo sprezzo del pericolo e mantenendo segreta la sua identità per salvare le nostre anime, è venuto a trovarmi (e invece di me ha trovato una specie di campeggio).


Per la categoria “Siamo una squadra fortissimi”
Io che passo la serata a cercare il momento giusto per avvertire LA MOSCA di non fare quella battuta, e poi, appena ci riesco… Interviene a dirla Fra come un allegro compagnone! 


Per la categoria “Candle in the wind”
Lo zio di Luì che avendo il Parkinson riusciva sempre ad ammazzare le mosche, che nonostante gli occhi non potevano per questo intuire la traiettoria della sua mano (indiscutibilmente il mio mito).

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posted by sand @ 16.28.00   0 comments
giovedì 29 ottobre 2009
Castagne che sparlano e uno sfrigolio di fogie secche
Percorri un viale alberato come nel più banale dei clìches dopo esserti lasciata alle spalle meli coi rami che si azzuffano e il tuo giubbotto da aviatore e la crema di zucca e i formaggi stagionati e castagne che sparlano arrostendo e il gatto sopra al letto e la boscaglia che si rannicchia infreddolita e capisci che non puoi mica sottrarti, è autunno e il vento sparpaglia foglie gialle e arancio mentre cadono dai rami crepitando.
Mi sono dovuta fermare. Ho lasciato la macchina sul ciglio per sentirle croccare mentre ci camminavo sopra: è il mio modo di vivere le cose, come un cieco, sarà che un po' cieca lo sono ma proprio non posso limitarmi a passare guardandole dal finestrino chiuso. Ho bisogno di camminarci in mezzo e annusare e godermi quello sfrigolio che fanno quando sono secche.
Io lo so che lui fa il possibile.
Ma darei tutte queste mail e queste telefonate invisibili per un momento stupido come quello in cui sale in macchina e si toglie il giubbotto lanciandolo sul sedile di dietro perchè in quello a fianco ci sono io.

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posted by sand @ 16.10.00   0 comments
domenica 25 ottobre 2009
Le pagliuzze nel cuore

In fondo non dovrei mica lamentarmi; è come tornare giovani giovani, adolescenti rumorosi pieni di idee precise e piercing, che riducono i rapporti umani a una chat in messenger.
Con la piccola differenza che loro lo fanno in continenti in cui messenger funziona, tra le altre cose. A voler guardare la pagliuzza, ecco. Però insomma, si tratta pur sempre di uno stile di comunicazione ggiovine dentro.

Poi è affascinante mettere alla prova le tue capacità linguistiche, empatiche, analitiche: uno ti telefona e dato che capisci metà delle cose che ti dice, l'altra metà ti conferma quanto lo conosci perchè non sentendola devi intuirla da sola per fornire un senso integro al discorso. Man mano che la telefonata prosegue, la metà di facile comprensione si riduce a un terzo di media comprensione, e allora anche le tue risposte ritardano perchè ci metti di più a ricostruire, dare una logica, pensare alla ribattuta.
A quel punto, di solito, lui è in piedi sul tetto della jeep per fare da antenna umana.

Trucco che spudoratamente non funziona, perchè la linea cade. Una, due, tre volte.

Durante le pause hai anche il tempo di ripensare alle volte in cui hai mangiato a costo di stare male solo per fargli compagnia, per esempio quel gelato in Croazia per cui hai visto ripetutamente la morte. O alla volta in cui correva sotto l'acquazzone per venire a prenderti, con una buffa smorfia seccata per il maltempo, ma poi ha alzato lo sguardo e per averti vista si è messo a sorridere in modo istantaneo. Puoi pensare a certi regali, a certe luci, alle volte in cui ti sei persa ed è venuto a ripescarti, alle discussioni in riva al fiume, ai libri scambiati, ai discorsi infiniti e alle mucche a cui dare un nome; puoi ripensare ai brulè tenuti con due mani per potergli rubare il calore in una serata ventosa d'inverno, fingendo che ricordare ti basti.

La telefonata riprende senza che la frammentata conversazione diventi mai una conversazione vera, attestandosi su livelli da ascensore, ciao come stai, governo ladro, senti che freddo, hai bevuto un brulè? Fingo di rispondere con il tono allegro e vivace di chi è contento di sentirlo e si diverte un sacco anche quando manca, o che quello che abbiamo significhi portare avanti una storia.
Quando mettiamo giù il telefono (meglio: quando si mette giù da solo) entra la gatta come chi ha tutta l'aria di voler consolare con un'industriale quantità di fusa la sua povera umana.

E mentre sfogo sulla sofficiosa tutte le carenze, penso che alla fine ho più scambi umani con alcuni miei palestranti che con lui. E' una pesante pagliuzza.

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posted by sand @ 16.20.00   0 comments
venerdì 23 ottobre 2009
Nananà: la Cozza di Labuan
Ero riuscita a dribblarla per tutto questo tempo.
Ci ero riuscita ed ecco perchè vivevo una vita tutto sommato allegra, magari non serena, magari non rilassata ma allegra; inconsapevole.
nananà.
E' che sono salita in macchina e ho acceso l'autoradio nel momento sbagliato della realtà parallela sbagliata, ora lo so, non è colpa di vasco. Creatura, lui fa quello che può.
nananà.
C'erano una volta i Radiohead. C'erano una volta et fiat lux: poi all'improvviso, homo homini lupus in questo buio Medioevo. Difficile trovare qualcosa da dire. Avevo un altro post da scrivere oggi ma poi, questi frangenti.
nananà.

i'm a creep
i'm a weirdo
what the hell i'm doing here
i don't belong here...

ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo...

Come dire, la COZZA di Labuan. Non è una canzone. E' una parodia.

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posted by sand @ 23.33.00   0 comments
martedì 20 ottobre 2009
CHEAP PARADE - le perle della settimana

Non dico che da oggi in poi sarò metodica e regolare e partirò dalle nominations, però un po' di logistica in più se la meritavano, le mie superbe figure/sventure/ecc quotidiane, sempre entusiasticamente presenti. Almeno una periodica classifica dei vincitori. Ed ecco il perchè della Cheap parade.
(4 su 8 ambientate in palestra, devo riprendere la mia vita sociale)

& so the winner is...


...per la categoria "Pinne, Fucile ed Occhiali"
Il mio riuscitissimo tentativo di vendetta quando, trovandoci Raven ed io nell'idromassaggio a far caciara, lui mi spruzza con abile mossa da prestigiatore, ed impegnandomi io seriamente per rispondergli, con mossa altrettanto matrix finisco per.. docciare agilmente me stessa.

...per la categoria "Vorrei incontrarti fra cent'anni"
Vaniglia che torna
in palestra e pian piano fa il giro della struttura per salutare tutte le sue groupies una alla volta, ed io che pian piano faccio lo stesso giro della struttura per non incrociarlo mai.
(N.B. e Raven che mi racconta che secondo una sua amica sarebbe meglio lui di Vaniglia con l'incomprensibile aria di chi rivela una cosa strana)


...per la categoria "Fiki fiki"

Braghy che ci prova facendolo perfidamente sembrare il tentativo di un innocente di salvarsi la vita, o di dare un senso alla propria morte:
"No senti bocia, ci sta camminando intorno da mezz'ora con quell'aria da lord scuro in volto, e siccome mi è già capitato, se devo prenderle vorrei almeno che non fosse per qualcosa che non ho fatto!"

...per la categoria "Occhi di ragazza"
Dopo un lunedì che aveva tutta l'aria di essere un lunedì, dopo che ti avevano chiesto in sequenza cos'avessi combinato, se avevi pianto, se eri stata pestata, se avevi perso il portafoglio, cosa ne avevi fatto della tua vera faccia, e perciò dopo esserti rilassata con una sauna ad libitum+idromassaggio, succede di non avere voglia di reinfilarsi reggiseno, camicia, maglione e di buttarsi addosso solo quella tua maglietta fina che tanto il tragitto è spogliatoio-casa e cosa vuoi che succeda.

E succede di incrociare quell'amico che non vedevi da un po' e che propone di bersi qualcosa un minuto, prima di andare a casa; di accettare volentieri e andare a prendere un aperitivo e ricordare di essere, ops, così abbigliata solo dopo aver tolto il giubbotto.


...per la categoria "Ho scritto t'amo sulla sabbia"
Il mio amico restauratore che non è più soddisfatto delle sue importanti dichiarazioni scritte sulle pareti della casa che starebbe risistemando; coinvolge perciò anche tutti i colleghi e quando passo lì sotto la mattina ho una squadra di inquietanti creature che interrompono il lavoro per gridarmi "Buongiorno signorina" (è una specie di messaggio in codice) e si allineano sul tetto come gli uccelli di hitchcock finché non son passata - di corsa, sperando che mi veda meno gente normale possibile.

...per la categoria "Perchè lo fai"
Il topless bar che per festeggiare i 10 anni di attività organizza una serata in cui offrirà ai clienti le migliori pornostar e ballerine di lap dance del mondo, e... gratis tanta porchetta!!!

...per la categoria "Wild boys" e premio della critica

Conversazione con il Tomtom dopo che, alcune settimane prima, mi era stato ampiamente e teneramente da lui raccontato del reparto di maternità degli ippopotamini lì vicino che un giorno sarebbe andato a vedere.
N:
Allora, come sono gli ippopotami?

T:
Mmm, buoni!!!


...e infine, premio speciale della giuria per la categoria "Hanno ucciso l'uomo ragno"

Braghy che mi passa il video di Vaniglia che viene cacciato da Uomini e Donne. Non potrò mai più entrare in quella palestra o guardare in faccia IL GENIO (e Marm mi vuole un po' meno bene dopo che l'ho costretto a vederlo fino in fondo), ma gli sarò in eterno riconoscente.

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posted by sand @ 14.31.00   0 comments
sabato 17 ottobre 2009
La parentesi del ripostiglio
Tra un groviglio e l'altro ho anche i miei deus ex machina che mi permettono di recuperare terreno.
Per esempio frugare per un pomeriggio intero nel ripostiglio dei miei vecchi libri e giochi di bambina; ritrovare le mie pagine, i miei pupazzi, i miei piccoli mondi con la loro piccola polvere. Ritrovare Incisivo, la pianola, la macchina da scrivere rossa e tutte le sensazioni di quando me li hanno regalati. Ritrovare le mie pagine scarabocchiate sui libri preferiti, l'Isola felice, i Playmobil e tutti i territori sconosciuti in cui mi hanno scaraventata. Ritrovare lettere, bagagli, biglietti e messaggi da condividere con una risata con chi se li ricorda ancora.
O, per esempio, una domenica sera con persone che mi piacciono, la Salvietta che incontra Raven, la loro sintonia: avevo dimenticato, in quest'ultimo periodo, quanto sia bello, confortante, importante avere vicino le persone cui tieni. Senza temere tutto il tempo che se ne vadano, o che succeda un'imboscata. Averle semplicemente con me.
Hanno detto - che non ho saputo riconoscere l'amicizia falsa.
(persone che conosco poco ma che sembrano riconoscere molto, meglio di me indubbiamente)
Hanno detto - senza dire - che allo stesso modo mi affanno su qualcosa che non c'è.
C'è una scelta giusta? La pervicacia, la fedeltà? O la serenità su cui incespico ogni giorno senza afferrarla?
Io che vivo di grovigli e di domande, posso farcela da sola così a lungo?
Non lo so. Ma: esiste per Novella la serenità senza coerenza?
Non credo.
Eppure. Giovedì sera, una sauna vuota e 5 minuti di chiacchiere che diventano 45: perchè non può essere così?

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posted by sand @ 10.48.00   0 comments
giovedì 15 ottobre 2009
Fisionomie
Ecco cosa succede: che a volte ritornano.
Gli incontri strambi all'e.r., intendo.

Tipo: N. sta preparando una cartellina nello studio, la raggiunge una voce professionale e pacata:
"Novell..."
..e poi niente, una sedia con le ruote ruota davanti alla sua porta e la voce prosegue lungo il corridoio fino all'uscita di emergenza. Che, naturalmente, era chiusa.

o tipo: N. in ascensore.
Entro al quinto piano, e un gentile signore mi fissa.
Piani 5, 4, 3, il signore mi fissa.
Piano 2. Gentile Signore decide: Tu sei di Arsego.
N: Ehmm, veramente no.
GS: Ah ecco, me so' sbaglià.
Poi rimango in silenzio. Lui mi fissa. Al Piano 1 mi sento maleducata e aggiungo.
N: Sono di Cittadella.
Lui mi studia e mi fissa.
GS: Beh sì, può essere.
N: Come scusi??
GS: Hai la fisionomia di Cittadella.
Piano terra.
N:
Dice?
GS: Certo. Perchè noi veniamo definiti dall'ambiente. Ci plasma, cittadellese!!

Sono perciò ragionevolmente convinta che si trattasse di un parente dello
sconosciuto che una sera d'inverno, un paio d'anni fa, ha bussato alla mia porta ed è rimasto per più di 20 minuti sotto la pioggia battente (sperando, immagino, che io lo facessi entrare) per spiegarmi che avevo i tipici tratti giapponesi, occhi grandi e capelli biondi, e a proposito ero fidanzata?

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posted by sand @ 14.45.00   0 comments
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Amo i gatti, l'oceano, la rabbia, le ninnananne, i grandi animali che si spaventano o perplimono per piccoli animali, guardare le persone che passano per la strada, gli highlanders, la carta, i musical, Paperino, le rughe, appiccicare cose alle pareti, le fiabe, avere le dita sporche d'inchiostro, camminare scalza, le bolle di sapone, camminare, l'eroismo, scrivere, scarabocchiare, quello che sbrilluccica, l'acqua, l'acqua che si muove, l'acqua da bere, l'acqua che ruggisce, l'acqua che si arrabbia, l'acqua che spaventa, l'acqua quand'è forte, l'acqua quando vince, il silenzio, i libri, le sopracciglia, la poesia, i gelati alla frutta, Spike, il pane, albe e tramonti, gli abbracci, il lucernario di max per vedere le stelle, l'ironia, le corde vecchie della mia chitarra, tutto ciò che ha zucchero, i ricordi, biblioteche e librerie, le differenze, il crystal ball, i miei film mentali, il vento, le vecchie cassette, le parole, leggere tra le righe, gli amici, le scatole, Dr.House, i fiori, l'argento, dormire, il cartone, la latta, i treni, Felicity, le debolezze nelle persone, i maglioni giganti, prendere da sola i mezzi pubblici, l'impero romano, immaginare le storie che i passanti si trascinano insieme, perdermi, l'enigmistica, il profumo dell'erba appena tagliata, le altalene, i palloncini, il violino, la scena della Spada nella Roccia in cui il lupo spelacchiato prova ad inseguire Semola, la frutta, i pennarelli, Lorelai Gilmore, Paperinik, i miei casini, preparare regali e biglietti, mio fratello, Angel, il the verde senza zucchero, Spiderman, le cuffie, i folpi, i castori, i bastoni della pioggia, la mia bacchetta magica, la polvere innamorata negli occhi, le mie bestiole dei pomeriggi, Ombretta, sentire all'improvviso il profumo della crema pre-sole, le mucche, le papere, la nonna, i pistacchi, gli arcobaleni, fare regali, i pacchetti, il mojito, fare l'amore, Venezia, le persone che non hanno sempre una ragione per ciò che fanno.


Vorrei conoscere Giorgio Bocca; Tom Waits; Dylan; EM Forster; Guccini; Peter Parker; Sirius Black e Remus Lupin. Babbo Natale.


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Odio il caffé, gli errori ortografici, Studio Aperto, Minzolini al TG1, la slealtà, i midi, il modo di fare impostato, parlare per diminutivi (cià ragà il pa'...), il signor B., la musica tunz tunz, la musica cuore fiore amore, i giovani scrittori maledetti, il monumento a Padova per l'11/9, il freddo, le occhiaie, la tracotanza, l'estrema destra alla cieca, l'estrema sinistra alla cieca, le letterine, il menefreghismo dell'Italia per la scuola, l'invidia, le ostentazioni, le forzature, le pose, le lampade abbronzanti, i gioielli della Brail, il traffico, la notte senza buio, Topolino, il razzismo, il razzismo al contrario, gli spazi chiusi, il Grande Fratello, la scena della Spada nella Roccia in cui Semola-uccellino è imprigionato nella capanna di maga magò, l'ipocrisia, gli intingoli, il beige, gli atteggiamenti, i contatti formali. Le persone che dicono "So come ti senti". Le persone con cui non avevo contatti prima e nel 2006 venivano da me come se fossero sempre stati miei meravigliosi amici ("Come stai?", e pacca sulla splla). Chi molla le cose perché non sono facili. Chi disprezza le cose perché non sono ragionevoli. Chi cerca di tenermi ferma davanti ad un obiettivo fotografico. Chi si autodefinisce poeta. Chi si autodefinisce umile. Alzarmi alle sei. I ragni. Il pensiero lento. Il pensiero rigido. Accorgermi che qualcuno mi fissa per la strada. La meschinità. Chi non si meraviglia. La prosaicità, ovvero: chi non ha almeno un po' di polvere innamorata negli occhi. Non avere Marta.


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